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Commento aggiornato al mese di Giugno 2017

 

Le Borse europee faticano a risollevare la testa dopo le forti vendite mentre sul mercato dei titoli di Stato continua il generalizzato rialzo dei rendimenti: gli investitori hanno interpretato le recenti prese di posizione di Fed, Bce e Banca d'Inghilterra come un avvicinarsi delle strette monetarie, per quanto l'Eurotower in particolare si sia affrettata a chiarire che ogni percorso di uscita dal Quantitative Easing sarà assolutamente graduale. Nel Vecchio continente i listini nell’ultimo giorno del mese con Milano -0,53%, Francoforte lo 0,7%, Parigi lo 0,65% mentre Londra cede lo 0,5%. A Piazza Affari, fa bene Unipol che ha annunciato il riassetto del gruppo con la creazione di una bad bank con 3 miliardi di sofferenze e la cessione di alcune attività assicurative a UnipolSai, che invece accusa decisamente il colpo e chiude in calo del 2,92%. Wall Street chiude contrastata con il Dow Jones che guadagna lo 0,30%, lo S&S 500 che sale dello 0,15% e il Nasdaq, che ieri aveva lasciato sul terreno l'1,44% registrando la peggiore seduta dell'anno, che cede lo 0,06%. La debolezza ha condizionato le contrattazioni di Tokyo, con l'indice Nikkei che ha terminato a -0,92% a 20.033,43 punti. Rallenta la crescita dei prezzi nel mese di giugno. Secondo i dati preliminari dell'Istat il tasso di inflazione frena all'1,2%, nei dati provvisori dell'Istat, il livello più basso a partire da gennaio 2017. L'indice dei prezzi al consumo su base mensile cala dello 0,1%. Come detto i mercati azionari vivono una fase d'incertezza, legata alla prospettiva di una serie di strette monetarie che sembrano mettere sulla via della normalizzazione le Banche centrali di Stati Uniti, Gran Bretagna ed Eurozona. Se la Fed ha già iniziato le strette graduali, e il percorso della Bank of England probabilmente sarebbe già iniziato senza la grande incognita di Brexit, nelle ultime giornate hanno fatto rumore alcune parole di Mario Draghi sulle tendenze alla reflazione e la forza della ripresa europea, che sono state colte come un cambio di tono. La Bce ha poi chiarito che non si trattava di alcun segnale particolare, ma l'euro nell'ultima settimana si è portato ai massimi da un anno sopra 1,14 dollari. Anche la sterlina si è rafforzata dopo che il governatore Carney ha apertamente fatto riferimento alla possibilità di metter mano ai tassi. Contemporaneamente, i titoli di Stato si sono indeboliti a livello generalizzato, con l'effetto di non muovere più di tanto lo spread ma di veder crescere di almeno una ventina di punti base i rendimenti dei Paesi più pesanti dell'Eurozona. Francois Hollande intanto lascia in eredità all'era Macron un buco di 8 miliardi nei conti dello Stato e obbliga il governo a rivedere la sua politica economica per mettere ordine nel bilancio. "Il comportamento dei nostri predecessori è stato inaccettabile" ha detto il primo ministro dopo che la Corte dei Conti ha rivisto al rialzo dal 2,6% a 3,2% il rapporto deficit/ pil previsto per il 2017. Macron cercherà di rispettare il cronoprogramma di sgravi fiscali annunciato in campagna elettorale, la prima mossa è stata il congelamento dell'aumento di stipendio per i funzionari pubblici, che da solo vale un paio di miliardi di risparmi. L'esecutivo ha messo nel mirino anche una serie di sgravi, specie sulle indennità per i paesi d'oltremare che da soli potrebbero riportare l'asticella del rapporto debito/Pil al 3%. Il vero problema però sarà creare lo spazio per i tagli alle tasse annunciate per la Finanziaria 2018. Sotto esame finiranno gli investimenti pubblici e le spese per la difesa. La speranza del Governo è che a dare una mano possa essere una crescita economica che pare più vivace del previsto.