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Gli ultimi giorni del mese di Marzo hanno visto forti ribassi per il comparto tech. Gli investitori si sono preoccupati sia per il caso Facebook, che non accenna ad esaurirsi e anzi potrebbe entrare nel vivo con l'audizione di Mark Zuckerberg davanti al Congresso Usa, sia per il crollo di Nvidia che ha temporaneamente sospeso i test sull'auto a guida autonoma sulla scia dell'incidente mortale che la settimana scorsa ha coinvolto un veicolo di Uber che montava i chip del produttore di microprocessori. ll comparto tecnologico - da Facebook a Twitter - ha così affossato negli ultimi giorni del mese di marzo Wall Street.Complici le festività pasquali, l’ultimo giorno di contrattazioni per le Borse europee è stato il 29. Anche Wall Street è rimasta chiusa per il "Good Friday" sebbene nelle ultime avesse fatto segnare un ritorno del segno positivo. Tra i titoli più colpiti dai ribassi quello dei cinguettii è stato quello che ha pagato il conto più salato, lasciando sul terreno punti percentuali importanti insieme con Facebook. Per il social di Zuckerberg, la perdita di capitalizzazione dallo scandalo Cambridge Analytica vale ormai 80 miliardi e per qualche investitore il titolo potrebbe essere adesso un'occasione di acquisto con prospettive di guadagno sul medio-lungo periodo. Duro colpo anche alla ricchezza personale di Mark Zuckerberg che è arrivato a perdere 14 miliardi di dollari. Il 2018 parte con il freno per l'industria italiana, che registra un calo di fatturato e ordinativi rispetto al dicembre 2017 pur mantenendo un ritmo di crescita nel raffronto annuo. Secondo i dati diffusi dall'Istat, a gennaio il fatturato dell'industria italiana, dopo tre rialzi consecutivi, arretra, scendendo del 2,8% rispetto al mese precedente. Secondo la serie storica si tratta del ribasso più accentuato da settembre del 2016. Tuttavia su base annua il dato resta positivo, con i ricavi in crescita del 5,3%. Se a livello congiunturale sono risultati in calo sia il mercato nazionale che quello estero, nel confronto annuo entrambi sono in positivo. Discorso simile per gli ordinativi che segnano una flessione del 4,5% rispetto a dicembre, quando avevano registrato una decisa accelerazione. La contrazione investe sia il mercato interno che quello estero, ma a pesare di più è proprio l'ambito nazionale (-6,4% contro il -1,9% di fuori confine). L'Istat vede le commesse comunque in netta crescita su base annua, con un aumento del 9,6%.